Il cane è la virtù che, non potendo farsi uomo, s'è fatta bestia. (Victor Hugo)

 

 


 

 

 

 

 

Legge 20 luglio 2004, n.189 

 "Disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali, nonché di impiego degli stessi in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate"

pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 178 del 31 luglio 2004

 

 Art. 1.

(Modifiche al codice penale)

 

     1. Dopo il titolo IX del libro II del codice penale è inserito il seguente:

"TITOLO IX-BIS - DEI DELITTI CONTRO IL SENTIMENTO PER GLI ANIMALI

 

Art. 544-bis. - (Uccisione di animali). - Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi.

 

Art. 544-ter. - (Maltrattamento di animali). - Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da tre mesi a un anno o con la multa da 3.000 a 15.000 euro.
La stessa pena si applica a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi.
La pena è aumentata della metà se dai fatti di cui al primo comma deriva la morte dell'animale.

 

Art. 544-quater. - (Spettacoli o manifestazioni vietati). - Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque organizza o promuove spettacoli o manifestazioni che comportino sevizie o strazio per gli animali è punito con la reclusione da quattro mesi a due anni e con la multa da 3.000 a. 15.000 euro.
La pena è aumentata da un terzo alla metà se i fatti di cui al primo comma sono commessi in relazione all'esercizio di scommesse clandestine o al fine di trarne profitto per sè od altri ovvero se ne deriva la morte dell'animale.

 

Art. 544-quinquies. - (Divieto di combattimenti tra animali). - Chiunque promuove, organizza o dirige combattimenti o competizioni non autorizzate tra animali che possono metterne in pericolo l'integrità fisica è punito con la reclusione da uno a tre anni e con la multa da 50.000 a 160.000 euro.
La pena è aumentata da un terzo alla metà:
    1) se le predette attività sono compiute in concorso con minorenni o da persone armate;
    2) se le predette attività sono promosse utilizzando videoriproduzioni o materiale di qualsiasi tipo contenente scene o immagini dei combattimenti o delle competizioni;
    3) se il colpevole cura la ripresa o la registrazione in qualsiasi forma dei combattimenti o delle competizioni.
Chiunque, fuori dei casi di concorso nel reato, allevando o addestrando animali li destina sotto qualsiasi forma e anche per il tramite di terzi alla loro partecipazione ai combattimenti di cui al primo comma è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 5.000 a 30.000 euro. La stessa pena si applica anche ai proprietari o ai detentori degli animali impiegati nei combattimenti e nelle competizioni di cui al primo comma, se consenzienti.
Chiunque, anche se non presente sul luogo del reato, fuori dei casi di concorso nel medesimo, organizza o effettua scommesse sui combattimenti e sulle competizioni di cui al primo comma è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 5.000 a 30.000 euro.

 

Art. 544-sexies. - (Confisca e pene accessorie). - Nel caso di condanna, o di applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell'articolo 444 del codice di procedura penale, per i delitti previsti dagli articoli 544-ter, 544-quater e 544-quinquies, è sempre ordinata la confisca dell'animale, salvo che appartenga a persona estranea al reato.
E' altresì disposta la sospensione da tre mesi a tre anni dell'attività di trasporto, di commercio o di allevamento degli animali se la sentenza di condanna o di applicazione della pena su richiesta è pronunciata nei confronti di chi svolge le predette attività. In caso di recidiva è disposta l'interdizione dall'esercizio delle attività medesime".

 

    2. All'articolo 638, primo comma, del codice penale, dopo le parole: "è punito" sono inserite le seguenti: ", salvo che il fatto costituisca più grave reato".

 

    3. L'articolo 727 del codice penale è sostituito dal seguente:
"Art. 727. - (Abbandono di animali). - Chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l'arresto fino ad un anno o con l'ammenda da 1.000 a 10.000 euro.
Alla stessa pena soggiace chiunque detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze".

 

 

 

Art. 2.

Divieto di utilizzo a fini commerciali di pelli e pellicce)

 

     1. E' vietato utilizzare cani (Canis familiaris) e gatti (Felis catus) per la produzione o il confezionamento di pelli, pellicce, capi di abbigliamento e articoli di pelletteria costituiti od ottenuti, in tutto o in parte, dalle pelli o dalle pellicce dei medesimi, nonché commercializzare o introdurre le stesse nel territorio nazionale.

 

    2. La violazione delle disposizioni di cui al comma 1 è punita con l'arresto da tre mesi ad un anno o con l'ammenda da 5.000 a 100.000 euro.

 

    3. Alla condanna consegue in ogni caso la confisca e la distruzione del materiale di cui al comma 1

 

 

 

Art. 3.

(Modifica alle disposizioni di coordinamento e transitorie del codice penale)

 

     1. Dopo l'articolo 19-bis delle disposizioni di coordinamento e transitorie del codice penale sono inseriti i seguenti:

 

"Art. 19-ter. - (Leggi speciali in materia di animali). - Le disposizioni del titolo IX-bis del libro II del codice penale non si applicano ai casi previsti dalle leggi speciali in materia di caccia, di pesca, di allevamento, di trasporto, di macellazione degli animali, di sperimentazione scientifica sugli stessi, di attività circense, di giardini zoologici, nonché dalle altre leggi speciali in materia di animali. Le disposizioni del titolo IX-bis del libro II del codice penale non si applicano altresì alle manifestazioni storiche e culturali autorizzate dalla regione competente.

 

Art. 19-quater. - (Affidamento degli animali sequestrati o confiscati). - Gli animali oggetto di provvedimenti di sequestro o di confisca sono affidati ad associazioni o enti che ne facciano richiesta individuati con decreto del Ministro della salute, adottato di concerto con il Ministro dell'interno":

 

    2. Il decreto di cui all'articolo 19-quater delle disposizioni di coordinamento e transitorie del codice penale è adottato entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge.

 

 

 

Art. 4.

(Norme di coordinamento)

 

     1. All'articolo 4 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 116, al comma 8, le parole: "ai sensi dell'articolo 727 del codice penale" sono sostituite dalle seguenti: "con la reclusione da tre mesi ad un anno o con la multa da 3.000 a 15.000 euro".

 

    2. Il comma 5 dell'articolo 5 della legge 14 agosto 1991, n. 281, è abrogato.

 

    3. Alla legge 12 giugno 1913, n. 611, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) l'articolo 1 è abrogato;
b) all'articolo 2, lettera a), le parole: "dell'articolo 491 del codice penale" sono sostituite dalle seguenti: "del titolo IX-bis del libro II del codice penale e dell'articolo 727 del medesimo codice";
c) all'articolo 8, le parole: "dell'articolo 491" sono sostituite dalle seguenti: "dell'articolo 727".

 

 

 

Art. 5.

(Attività formative)

 

     1. Lo Stato e le regioni possono promuovere di intesa, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, l'integrazione dei programmi didattici delle scuole e degli istituti di ogni ordine e grado, ai fini di una effettiva educazione degli alunni in materia di etologia comportamentale degli animali e del loro rispetto, anche mediante prove pratiche.

 

 

Art. 6.

(Vigilanza)

 

     1. Al fine di prevenire e contrastare i reati previsti dalla presente legge, con decreto del Ministro dell'interno, sentiti il Ministro delle politiche agricole e forestali e il Ministro della salute, adottato entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono stabilite le modalità di coordinamento dell'attività della Polizia di Stato, dell'Arma dei carabinieri, del Corpo della guardia di finanza, del Corpo forestale dello Stato e dei. Corpi di polizia municipale e provinciale.

 

    2. La vigilanza sul rispetto della presente legge e delle altre norme relative alla protezione degli animali è affidata anche, con riguardo agli animali di affezione, nei limiti dei compiti attribuiti dai rispettivi decreti prefettizi di nomina, ai sensi degli articoli 55 e 57 . del codice di procedura penale, alle guardie particolari giurate delle associazioni protezionistiche e zoofile riconosciute.

 

    3. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri per lo Stato e gli enti locali.

 

 

 

Art. 7.

(Diritti e facoltà degli enti e delle associazioni)

 

     1. Ai sensi dell'articolo 91 del codice di procedura penale, le associazioni e gli enti di cui all'articolo 19-quater delle disposizioni di coordinamento e transitorie del codice penale perseguono finalità di tutela degli interessi lesi dai reati previsti dalla presente legge.

 

 

Art. 8.

(Destinazione delle sanzioni pecuniarie)

 

     1. Le entrate derivanti dall'applicazione delle sanzioni pecuniarie previste dalla presente legge affluiscono all'entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate allo stato di previsione del Ministero della salute e sono destinate alle associazioni o agli enti di cui all'articolo 19-quater delle disposizioni di coordinamento e transitorie del codice penale.

 

    2. Con il decreto di cui all'articolo 19-quater delle disposizioni di coordinamento e transitorie del codice penale, sono determinati i criteri di ripartizione delle entrate di cui al comma 1, tenendo conto in ogni caso del numero di animali affidati ad ogni ente o associazione.

 

    3. Entro il 25 novembre di ogni anno il Ministro della salute definisce il programma degli interventi per l'attuazione della presente legge e per la ripartizione delle somme di cui al comma 1.

 

 

 

Art. 9.

(Entrata in vigore)

 

     1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

 

 

 

Legge 14 agosto 1991, n. 281

"Legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del

randagismo"

 

Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 203 del 30 agosto 1991

 

 

1. Lo Stato promuove e disciplina la tutela degli animali di affezione, condanna

gli atti di crudeltà contro di essi, i maltrattamenti ed il loro abbandono, al fine

di favorire la corretta convivenza tra uomo e animale e di tutelare la salute

pubblica e l'ambiente.

Trattamento dei cani e di altri animali di affezione

2.

1. Il controllo della popolazione dei cani e dei gatti mediante la limitazione

delle nascite viene effettuato, tenuto conto del progresso scientifico, presso i

servizi veterinari delle unità sanitarie locali. I proprietari o i detentori possono

ricorrere a proprie spese agli ambulatori veterinari autorizzati delle società

cinofile, delle società protettrici degli animali e di privati.

2. I cani vaganti ritrovati, catturati o comunque ricoverati presso le strutture di

cui al comma 1 dell'articolo 4, non possono essere soppressi.

3. I cani catturati o comunque provenienti dalle strutture di cui al comma 1

dell'articolo 4, non possono essere destinati alla sperimentazione.

4. I cani vaganti catturati, regolarmente tatuati, sono restituiti al proprietario o

al detentore.

5. I cani vaganti non tatuati catturati, nonché i cani ospitati presso le strutture

di cui al comma 1 dell'articolo 4, devono essere tatuati; se non reclamati entro

il termine di sessanta giorni possono essere ceduti a privati che diano garanzie

di buon trattamento o ad associazioni protezioniste, previo trattamento

profilattico contro la rabbia, l'echinococcosi e altre malattie trasmissibili.

6. I cani ricoverati nelle strutture di cui al comma 1 dell'articolo 4, fatto salvo

quanto previsto dagli articoli 86, 87 e 91 del regolamento di polizia veterinaria

approvato con decreto del Presidente della Repubblica 8 febbraio 1954, n. 320,

e successive modificazioni, possono essere soppressi, in modo esclusivamente

eutanasico, ad opera di medici veterinari, soltanto se gravemente malati,

incurabili o di comprovata pericolosità.

7. È vietato a chiunque maltrattare i gatti che vivono in libertà.

8. I gatti che vivono in libertà sono sterilizzati dall'autorità sanitaria

competente per territorio e riammessi nel loro gruppo.

9. I gatti in libertà possono essere soppressi soltanto se gravemente malati o

incurabili.

10. Gli enti e le associazioni protezioniste possono, d'intesa con le unità

sanitarie locali, avere in gestione le colonie di gatti che vivono in libertà,

assicurandone la cura della salute e le condizioni di sopravvivenza.

11. Gli enti e le associazioni protezioniste possono gestire le strutture di cui al

comma 1 dell'articolo 4, sotto il controllo sanitario dei servizi veterinari

dell'unità sanitaria locale.

12. Le strutture di cui al comma 1 dell'articolo 4 possono tenere in custodia a

pagamento cani di proprietà e garantiscono il servizio di pronto soccorso.

Competenze delle regioni

3.

1. Le regioni disciplinano con propria legge, entro sei mesi dalla data di entrata

in vigore della presente legge, l'istituzione dell'anagrafe canina presso i comuni

o le unità sanitarie locali, nonché le modalità per l'iscrizione a tale anagrafe e

per il rilascio al proprietario o al detentore della sigla di riconoscimento del

cane, da imprimersi mediante tatuaggio indolore.

2. Le regioni provvedono a determinare, con propria legge, entro sei mesi dalla

data di entrata in vigore della presente legge, i criteri per il risanamento dei

canili comunali e la costruzione dei rifugi per cani. Tali strutture devono

garantire buone condizioni di vita per i cani e il rispetto delle norme igienicosanitarie

e sono sottoposte al controllo sanitario dei servizi veterinari delle

unità sanitarie locali. La legge regionale determina altresì i criteri e le modalità

per il riparto tra i comuni dei contributi per la realizzazione degli interventi di

loro competenza.

3. Le regioni adottano, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della

presente legge, sentite le associazioni animaliste, protezioniste e venatorie,

che operano in ambito regionale, un programma di prevenzione del

randagismo.

4. Il programma di cui al comma 3 prevede interventi riguardanti:

) iniziative di informazione da svolgere anche in ambito scolastico al fine di

a

conseguire un corretto rapporto di rispetto della vita animale e la difesa del suo

;

habitat

) corsi di aggiornamento o formazione per il personale delle regioni, degli

b

enti locali e delle unità sanitarie locali addetto ai servizi di cui alla presente

legge nonché per le guardie zoofile volontarie che collaborano con le unità

sanitarie locali e con gli enti locali.

5. Al fine di tutelare il patrimonio zootecnico le regioni indennizzano gli

imprenditori agricoli per le perdite di capi di bestiame causate da cani randagi

o inselvatichiti, accertate dal servizio veterinario dell'unità sanitaria locale.

6. Per la realizzazione degli interventi di competenza regionale, le regioni

possono destinare una somma non superiore al 25 per cento dei fondi

assegnati alla regione dal decreto ministeriale di cui all'articolo 8, comma 2. La

rimanente somma è assegnata dalla regione agli enti locali a titolo di

contributo per la realizzazione degli interventi di loro competenza.

7. Le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano

adeguano la propria legislazione ai princìpi contenuti nella presente legge e

adottano un programma regionale per la prevenzione del randagismo, nel

rispetto dei criteri di cui al presente articolo.

Competenze dei comuni

4.

1. I comuni, singoli o associati, e le comunità montane provvedono al

risanamento dei canili comunali esistenti e costruiscono rifugi per i cani, nel

rispetto dei criteri stabiliti con legge regionale e avvalendosi dei contributi

destinati a tale finalità dalla regione.

2. I servizi comunali e i servizi veterinari delle unità sanitarie locali si

attengono, nel trattamento degli animali, alle disposizioni di cui all'articolo 2.

Sanzioni

5.

1. Chiunque abbandona cani, gatti o qualsiasi altro animale custodito nella

propria abitazione, è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di

una somma da lire trecentomila a lire un milione.

2. Chiunque omette di iscrivere il proprio cane all'anagrafe di cui al comma 1

dell'articolo 3, è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una

somma di lire centocinquantamila.

3. Chiunque, avendo iscritto il cane all'anagrafe di cui al comma 1 dell'articolo

3, omette di sottoporlo al tatuaggio, è punito con la sanzione amministrativa

del pagamento di una somma di lire centomila.

4. Chiunque fa commercio di cani o gatti al fine di sperimentazione, in

violazione delle leggi vigenti, è punito con la sanzione amministrativa del

pagamento di una somma da lire cinque milioni a lire dieci milioni.

5. L'ammenda comminata per la contravvenzione di cui al primo comma

dell'articolo 727 del codice penale è elevata nel minimo a lire cinquecentomila

e nel massimo a lire tre milioni. [Comma abrogato]

6. Le entrate derivanti dalle sanzioni amministrative di cui ai commi 1, 2, 3 e 4

confluiscono nel fondo per l'attuazione della presente legge previsto

dall'articolo 8.

Imposte

6.

1. Tutti i possessori di cani sono tenuti al pagamento di un'imposta comunale

annuale di lire venticinquemila.

2. L'acquisto di un cane già assoggettato all'imposta non dà luogo a nuove

imposizioni.

3. Sono esenti dall'imposta:

) i cani esclusivamente adibiti alla guida dei ciechi e alla custodia degli

a

edifici rurali e del gregge;

) i cani appartenenti ad individui di passaggio nel comune, la cui

b

permanenza non si protragga oltre i due mesi o che paghino già l'imposta in

altri comuni;

) i cani lattanti per il periodo di tempo strettamente necessario

c

all'allattamento e non mai superiore ai due mesi;

) i cani adibiti ai servizi dell'Esercito ed a quelli di pubblica sicurezza;

d

) i cani ricoverati in strutture gestite da enti o associazioni protezionistiche

e

senza fini di lucro;

) i cani appartenenti a categorie sociali eventualmente individuate dai

f

comuni. [Articolo abrogato dal D.L. 8/1993]

Abrogazione di norme

7.

1. Sono abrogati gli articoli 130, 131, 132, 133, 134 e 135 del testo unico per

la finanza locale approvato con regio decreto 14 settembre 1931, n. 1175 , e

successive modificazioni, e ogni disposizione incompatibile o in contrasto con la

presente legge.

 

8. Istituzione del fondo per l'attuazione della legge

1. A partire dall'esercizio finanziario 1991 è istituito presso il Ministero della

sanità un fondo per l'attuazione della presente legge, la cui dotazione è

determinata in lire 1 miliardo per il 1991 e in lire 2 miliardi a decorrere dal

1992.

2. Il Ministro della sanità, con proprio decreto, ripartisce annualmente tra le

regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano le disponibilità del fondo

di cui al comma 1. I criteri per la ripartizione sono determinati con decreto del

Ministro della sanità adottato di concerto con il Ministro del tesoro, sentita la

Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province

autonome di Trento e di Bolzano, di cui all'articolo 12 della legge 23 agosto.

1988, n. 400

Copertura finanziaria

9.

1. All'onere derivante dalla presente legge, pari a lire 1 miliardo per il 1991,

lire 2 miliardi per il 1992 e lire 2 miliardi per il 1993, si fa fronte mediante

utilizzo dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 1991-1993, al

capitolo 6856 dello stato di previsione del Ministero del tesoro per l'anno 1991

all'uopo utilizzando l'accantonamento «Prevenzione del randagismo».

2. Il Ministro del tesoro è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le

occorrenti variazioni di bilancio.

 

                                                    

 

 
 

Dichiarazione universale dei diritti dell'animale

 
 
 
 
Preambolo

  • Considerato che ogni animale ha dei diritti;
  • Considerato che il riconoscimento ed il disprezzo di questi diritti hanno portato e continuano a portare l'uomo a commettere dei crimini contro la natura e contro gli animali;
  • Considerato che il riconoscimento da parte della specie umana del diritto all'esistenza delle altre specie animali costituisce il fondamento della coesistenza della specie nel mondo;
  • Considerato che genocidi sono perpetrati dall'uomo e altri ancora se ne minacciano;
  • Considerato che il rispetto degli animali da parte dell'uomo è legato al rispetto degli uomini tra loro;
  • Considerato che l'educazione deve insegnare sin dall'infanzia a osservare, comprendere, rispettare e amare gli animali.



Articolo 1

Tutti gli animali nascono uguali davanti alla vita e hanno gli stessi diritti all'esistenza.


Articolo 2

a) Ogni animale ha diritto al rispetto.
b) L'uomo, in quanto specie animale, non può attribuirsi il diritto di sterminare gli altri animali o di sfruttarli violando questo diritto. Egli ha il dovere di mettere le sue conoscenze al servizio degli animali.
c) Ogni animale ha diritto alla considerazione, alle cure e alla protezione dell'uomo.


Articolo 3

a) Nessun animale dovrà essere sottoposto a maltrattamenti e ad atti crudeli.
b) Se la soppressione di un animale è necessaria, deve essere istantanea, senza dolore, né angoscia.


Articolo 4

a) Ogni animale che appartiene ad una specie selvaggia ha il diritto a vivere libero nel suo ambiente naturale terrestre, aereo o acquatico e ha il diritto di riprodursi.
b) Ogni privazione di libertà, anche se a fini educativi, è contraria a questo diritto.


Articolo 5

a) Ogni animale appartenente ad una specie che vive abitualmente nell'ambiente dell'uomo ha il diritto di vivere e di crescere secondo il ritmo e nelle condizioni di vita e di libertà che sono proprie della sua specie.
b) Ogni modifica di questo ritmo e di queste condizioni imposta dall'uomo a fini mercantili è contraria a questo diritto.


Articolo 6

a) Ogni animale che l'uomo ha scelto per compagno ha diritto ad una durata della vita conforme alla sua naturale longevità.
b) L'abbandono di un animale è un atto crudele e degradante.


Articolo 7

Ogni animale che lavora ha diritto a ragionevoli limitazioni di durata e intensità di lavoro, ad un'alimentazione adeguata e al riposo.


Articolo 8

a) La sperimentazione animale che implica una sofferenza fisica o psichica è incompatibile con i diritti dell'animale sia che si tratti di una sperimentazione medica, scientifica, commerciale.


Articolo 9

Nel caso che l'animale sia allevato per l'alimentazione, deve essere nutrito, alloggiato, trasportato e ucciso senza che per lui ne risulti ansietà e dolore.


Articolo 10

a) Nessun animale deve essere usato per il divertimento dell'uomo.
b) Le esibizioni di animali e gli spettacoli che utilizzano degli animali sono incompatibili con la dignità dell'animale.


Articolo 11

Ogni atto che comporti l'uccisione di un animale senza necessità è un biocidio, cioè un delitto contro la vita.


Articolo 12

a) Ogni atto che comporti l'uccisione di un numero di animali selvaggi è un genocidio, cioè un delitto contro la specie.
b) L'inquinamento e la distruzione dell'ambiente naturale portano al genocidio.


Articolo 13

a) L'animale morto deve essere trattato con rispetto.
b) Le scene di violenza di cui animali sono vittime devono essere proibite al cinema e alla televisione, a meno che non abbiano come fine di mostrare un attentato ai diritti dell'animale.


Articolo 14

a) Le associazioni di protezione e di salvaguardia degli animali devono essere rappresentate a livello governativo.
b) I diritti dell'animale devono essere difesi dalla legge come i diritti dell'uomo.
 

 

MINISTERO DELLA SALUTE ORDINANZA 12 dicembre 2006 Tutela

dell’incolumità pubblica dall’aggressione di cani.

(Gazzetta Ufficiale n. 10 del 13-1-2007)

IL MINISTRO DELLA SALUTE

Visto il regolamento di polizia veterinaria approvato con decreto del Presidente della

Repubblica 8 febbraio 1954, n. 320;

Visto l’art. 32 della legge 23 dicembre 1978, n. 833;

Visto l’art. 10 della Convenzione europea per la protezione degli animali da

compagnia, approvata a Strasburgo il 13 novembre 1987, firmata anche dall’Italia;

Vista la legge 14 agosto 1991, n. 281, legge quadro in materia di animali d’affezione

e prevenzione del randagismo, in particolare l’art. 1 che stabilisce che lo Stato

promuove e disciplina la tutela degli animali d’affezione, condanna gli atti di crudeltà

contro di essi e favorisce la corretta convivenza tra uomo ed animale;

Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 28 febbraio 2003, che

ratifica l'accordo 6 febbraio 2003 tra il Ministro della salute, le regioni e le province

autonome di Trento e Bolzano in materia di benessere degli animali da compagnia e

pet-therapy;

Considerato che l’uso di collari elettrici o altri congegni atti a determinare scosse o

impulsi elettrici sui cani procura paura e sofferenza e può provocare reazioni di

aggressività da parte degli animali stessi, l’impiego di tali strumenti si configura

come maltrattamento e chiunque li utilizzi è perseguibile ai sensi della legge 20 luglio

2004, n. 189;

Visti gli episodi di aggressione alle persone da parte di cani;

Ritenuta la necessità e l’urgenza di adottare, in attesa dell'emanazione di una

disciplina normativa organica in materia, disposizioni cautelari a tutela della salute

pubblica;

Ordina:

Art. 1.

1. Sono vietati:

a) l’addestramento inteso ad esaltare l’aggressività dei cani;

b) l’addestramento inteso ad esaltare il rischio di maggiore aggressività di cani

appartenenti a incroci o razze di cui all’elenco allegato;

c) qualsiasi operazione di selezione o di incrocio tra razze di cani con lo scopo di

sviluppare l’aggressività;

d) la sottoposizione di cani a doping, così come definito all’art. 1, commi 2 e 3, della

legge 14 dicembre 2000, n. 376;

e) gli interventi chirurgici destinati a modificare l’aspetto di un cane, o finalizzati ad

altri scopi non curativi, in particolare:

i) il taglio della coda;

ii) il taglio delle orecchie;

iii) la recisione delle corde vocali;

2. Il divieto di cui al punto 1 lettera e) non si applica agli interventi curativi necessari

per ragioni di medicina veterinaria.

Art. 2.

1. I proprietari e i detentori di cani, analogamente a quanto previsto dall’art. 83,

primo comma, lettere c) e d) del regolamento di polizia veterinaria, approvato con

decreto del Presidente della Repubblica 8 febbraio 1954, n. 320, hanno l’obbligo di:

a) applicare la museruola o il guinzaglio ai cani quando si trovano nelle vie o in altro

luogo aperto al pubblico;

b) applicare la museruola e il guinzaglio ai cani condotti nei locali pubblici e sui

pubblici mezzi di trasporto.

2. I proprietari e i detentori di cani di razza di cui all’elenco allegato devono applicare

sia il guinzaglio sia la museruola ai cani sia quando si trovano nelle vie o in altro

luogo aperto al pubblico sia quando si trovano nei locali pubblici o sui pubblici mezzi

di trasporto

3. Gli obblighi di cui al comma 1 del presente articolo non si applicano ai cani per

non vedenti o non udenti, addestrati come cani guida.

Art. 3.

1. Chiunque possegga o detenga cani di cui all’art. 1, comma 1 lettera b) ha l’obbligo

di vigilare con particolare attenzione sulla detenzione degli stessi al fine di evitare

ogni possibile aggressione a persone e deve stipulare una polizza di assicurazione di

responsabilità civile per danni contro terzi causati dal proprio cane.

Art. 4.

1. L’uso di collari elettrici o altri congegni atti a determinare scosse o impulsi elettrici

sui cani procura paura e sofferenza e può provocare reazioni di aggressività da parte

degli animali stessi.

Pertanto l’impiego di tali strumenti si configura come maltrattamento e chiunque li

utilizzi é perseguibile ai sensi della legge 20 luglio 2004, n. 189.

Art. 5.

1. Si definisce cane con aggressività non controllata quel soggetto che, non

provocato, lede o minaccia di ledere l’integrità fisica di una persona o di altri animali

attraverso un comportamento aggressivo non controllato dal proprietario o detentore

dell’animale.

2. I servizi veterinari tengono aggiornato un archivio dei cani morsicatori e dei cani

con aggressività non controllata rilevati, nonché dei cani di cui all’elenco allegato al

fine di predisporre i necessari interventi di controllo per la tutela della incolumità

pubblica.

3. L’autorità sanitaria competente, in collaborazione con la Azienda sanitaria locale

stabilisce:

a) i criteri per la classificazione del rischio da cani di proprietà con aggressività non

controllata con i relativi parametri per la rilevazione;

b) i percorsi di controllo e rieducazione per la prevenzione delle morsicature;

c) l’obbligo per i proprietari dei cani cui al comma 1 di stipulare una polizza di

assicurazione per la responsabilità civile per danni contro terzi causati dal proprio

cane;

d) ulteriori prescrizioni e misure atte a controllare o limitare il rischio di morsicature.

4. È vietato acquistare, possedere o detenere cani di cui all’art. 1, comma 1, lettera b)

e di cui al comma 1 del presente articolo:

a) ai delinquenti abituali o per tendenza;

b) a chi é sottoposto a misure di prevenzione personale o a misura di sicurezza

personale;

c) a chiunque abbia riportato condanna, anche non definitiva, per delitto non colposo

contro la persona o contro il patrimonio, punibile con la reclusione superiore a due

anni;

d) a chiunque abbia riportato condanna, anche non definitiva, per i reati di cui agli

articoli 727, 544-ter, 544-quater, 544-quinques del codice penale e, per quelli previsti

dall'art. 2 della legge 20 luglio 2004, n. 189;

e) ai minori di diciotto anni e agli interdetti o inabilitati per infermità.

5. Il proprietario o il detentore di un cane di cui all’art. 1, comma 1, lettera b) e di cui

al comma 1 del presente articolo che non é in grado di mantenere il possesso del

proprio cane nel rispetto delle disposizioni di cui alla presente ordinanza deve

interessare le autorità veterinarie competenti del territorio al fine di ricercare con le

amministrazioni comunali idonee soluzioni di gestione dell’animale stesso ivi

compresa la valutazione ai sensi dell’art. 2, comma 6 legge 14 agosto 1991, n. 281.

6. La presente ordinanza non si applica ai cani in dotazione alle Forze armate, di

Polizia, di Protezione civile e dei Vigili del fuoco.

Art. 6.

1. Le violazioni delle disposizioni della presente ordinanza sono sanzionate dalle

Amministrazioni competenti secondo i parametri territoriali in vigore.

La presente ordinanza é pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana

ed ha efficacia per un anno a decorrere dal giorno successivo alla sua pubblicazione.

Roma, 12 dicembre 2006

Il Ministro: Turco

Registrata alla Corte dei conti il 30 dicembre 2006 Ufficio di controllo preventivo sui

Ministeri dei servizi alla persona e dei beni culturali, registro n. 5, foglio n. 365

Elenco delle razze canine e di incroci di razze a rischio di aggressività di cui all’art.

1, comma 1, lettera b, della presente ordinanza:

American Bulldog;

Cane da pastore di Charplanina;

Cane da pastore dell’Anatolia;

Cane da pastore dell’Asia centrale;

Cane da pastore del Caucaso;

Cane da Serra da Estreilla;

Dogo Argentino;

Fila brazileiro;

Perro da canapo majoero;

Perro da presa canario;

Perro da presa Mallorquin;

Pit bull;

Pit bull mastiff;

Pit bull terrier;

 Rafeiro do alentejo;

Rottweiler;

 

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